Ecco com'è fatto
Due ragazzi s'inventano, per sbarcare il lunario, di aprire un piccolo stabilimento balneare (tutto di strutture provvisorie, "a basso impatto ambientale") nei pressi di Portoselvaggio: una delle poche zone davvero incontaminate nel Sud d'Italia. Quando vanno in Comune a chiedere i permessi, gli si dice che no, non si può: è depositato, e sta per essere approvato, il progetto di costruire, proprio in quell'area, un porto turistico per duecento imbarcazioni, con tutte le infrastrutture annesse e connesse. In paese, non ne sapeva niente nessuno.
È così che sorge il "Comitato per la salvaguardia di Serra Cicora", costituito da una trentina di persone dalle provenienze più disparate: dai "rifondaroli" altamente politicizzati ai più sognanti ecologisti, da quelli che darebbero la vita per una pianticella di timo fino a quelli che - come il narratore - semplicemente non accettano che una scelta così importante, tale da cambiare la vita a tutti i compaesani, sia compiuta senza pubblico dibattito e confronto.
Il racconto della battaglia civile sostenuta dal Comitato costituisce l'armatura di questo "reportage narrativo" di Livio Romano, che dà una rappresentazione ironica e appassionata del Meridione d'Italia e ne mette in scena i microsistemi sociali: dalla politica all'impresa, dalla scuola alla Curia vescovile, dalla gioventù rampante-modaiola a quella alternativa. Il tutto sostenuto dal godibilissimo "novellare ameno" per il quale Livio Romano si è già fatto apprezzare da critica e pubblico.