A cosa serve il numero chiuso
- Numero programmato e test di ammissione
- Il numero chiuso e la Costituzione
- A cosa serve il numero chiuso
- I test come strumento di selezione
Oltre a rispondere alla necessità di adeguare il sistema formativo italiano alle direttive dell’Unione europea relative ad alcuni corsi di laurea,1 in generale la regolamentazione delle immatricolazioni operata attraverso una selezione su basi meritocratiche si dimostra funzionale sotto diversi aspetti.
Le università possono offrire un servizio qualitativamente adeguato soltanto commisurando il numero di studenti alle effettive capacità delle strutture didattiche e del corpo docente. Gli atenei devono infatti garantire alle proprie matricole un’adeguata accoglienza e reali opportunità formative.
Questo aspetto è particolarmente rilevante per i corsi che prevedono attività di tirocinio, come quelli sanitari, o di laboratorio, come quelli scientifici, dove il numero di studenti è strettamente correlato alla qualità della formazione.
Le ultime statistiche sugli studi universitari in Italia indicano che oltre il 40 per cento degli studenti immatricolati abbandona l’università senza conseguire la laurea. Questo è uno dei maggiori problemi del sistema formativo universitario italiano.
Nella tabella seguente sono riportati i dati che illustrano il tasso di successo (la percentuale di laureati nell’anno rispetto al numero di studenti che si sono immatricolati sei anni prima) nei diversi corsi universitari raggruppati per aree omogenee.
| Università | Tasso di successo |
|---|---|
| Medico | 78,8 |
| Educazione Fisica | 57,2 |
| Psicologico | 53,2 |
| Economico-statistico | 52,1 |
| Politico-sociale | 50,8 |
| Architettura | 48,9 |
| Ingegneria | 48,9 |
| Linguistico | 48,0 |
| Insegnamento | 44,8 |
| Letterario | 43,0 |
| Geo-biologico | 42,1 |
| Scientifico | 36,0 |
| Giuridico | 31,2 |
| Chimico-farmaceutico | 29,7 |
| Immatricolati per la prima volta nell'a.a. 2001/02 che si sono laureati entro il 2007 per gruppo di corsi universitari (per 100 immatricolati) (Fonte: ISTAT, Università e lavoro: statistiche per orientarsi, 2009). | |
Dalla tabella emerge che i corsi di laurea che hanno istituito a livello nazionale il numero chiuso offrono mediamente una buona probabilità di laurea.
Un altro dato significativo è rappresentato dalla percentuale di matricole che non si reiscrivono l’anno accademico successivo. Come si nota dal grafico seguente, il valore medio nazionale è pari a 17,6% e molti dei corsi che prevedono il numero chiuso sono sotto questa media.

Percentuale di Iscritti al primo anno dell'a.a. 2006/07 che non si sono reiscritti l'anno successivo per gruppo di corsi universitari. (Fonte: ISTAT, Università e lavoro: statistiche per orientarsi, 2009)
Le ripercussioni negative di un sistema che non seleziona all’ingresso gli studenti sui quali investire non si limitano al disagio di coloro che abbandonano e che ritardano di alcuni anni il loro ingresso nel mondo del lavoro, ma toccano molto da vicino anche gli studenti capaci e seriamente motivati, che devono fare i conti con una situazione di sovraffollamento che abbassa inevitabilmente la qualità della loro formazione.
Programmare gli accessi all’università significa anche assicurare migliori prospettive occupazionali, adeguando il numero dei laureati ai bisogni effettivi che si registrano nei diversi settori professionali.
Aumentano in questo modo le probabilità di intraprendere fin da subito una carriera universitaria in un campo che offra buone possibilità di impiego e si riduce il rischio di ritrovarsi, una volta laureati, con possibilità occupazionali modeste e poco coerenti con il proprio percorso di studi. Nei corsi ad accesso libero la selezione è comunque presente, non all’ingresso, ma posticipata ai primi anni di corso (caratterizzati da un tasso di abbandono estremamente elevato) o al più tardi al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro.2
Per alcune università, come per esempio la Bocconi di Milano e la LUISS di Roma, l’adozione del numero chiuso è stato uno dei fattori che ha contribuito a determinarne il successo e il prestigio dell’ateneo nel mondo accademico e nel mondo del lavoro. La prova di ammissione obbligatoria ha infatti permesso fin dall’inizio di individuare gli studenti più preparati, con capacità logiche e di apprendimento più adeguate al tipo di studi proposti, e quindi con maggiori possibilità di successo.
In definitiva, più che garantire un generico diritto a frequentare le lezioni, anche l’Università italiana dovrebbe offrire ai propri studenti la concreta possibilità di laurearsi attraverso una formazione di qualità elevata che rappresenti un valore nel mercato professionale nazionale e internazionale. E siccome in Italia, come negli altri Paesi, le risorse destinate all’università non sono e non potranno mai essere infinite, così come non sono infiniti gli sbocchi professionali che si aprono ai laureati, è necessario orientare e selezionare gli studenti prima degli studi universitari in base alle capacità e alle inclinazioni individuali e in base alle esigenze del mondo del lavoro.
Quanto detto consente di capire il motivo per il quale gran parte degli studenti che frequenta o si è laureato in un corso con accesso programmato, avendone sperimentato personalmente i vantaggi, si dichiara favorevole alla selezione delle aspiranti matricole.
1Corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria, Medicina Veterinaria, corsi triennali dell’area sanitaria, Architettura, Scienze della Formazione Primaria e corsi di nuova istituzione (legge n. 264 del 2 agosto 1999).
2Un esempio è offerto dalla maggioranza dei laureati in Giurisprudenza (corso di laurea quasi ovunque in Italia ad accesso libero) che non hanno la possibilità di diventare notai, avvocati o uditori giudiziari, per l'elevata selezione degli esami per l'accesso a tali professioni. La differenza con l'inserimento professionale di un laureato in Odontoiatria (esempio di un corso di laurea che da diversi anni prevede una dura selezione in ingresso) è evidente.
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