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Nono al test di Medicina: l'impresa di Shenouda

Nono al test di Medicina: l'impresa di Shenouda

Milano, 29 ottobre 2018. Oggi il Corriere.it intervista lo studente pavese Shenouda Mina, nono all'ultimo test di Medicina. Shenouda è arrivato in Italia dall'Egitto 12 anni fa col sogno di diventare medico coltivato fin dall'infanzia. La sua è una storia particolare, che merita di essere raccontata.

A Shenouda va tutta la nostra stima:l'abbiamo avuto in aula con noi a Pavia, quest'estate, e sapevamo che sarebbe andato lontano. Ecco che cosa ha raccontato a Orsola Riva.

Partiamo dal punteggio: 79 punti su 90. Come è riuscito in questa impresa?

«Mi è andata bene - si schermisce -. Ma nella mia università c’è uno che ha preso più di me. Qui vengono da tutta Italia, moltissimi dal Sud. In realtà io ho studiato solo due mesi, luglio e agosto, perché prima mi sembrava giusto concentrarmi sulla Maturità».

E come è andata?

«Bene. Partivo dalla media del nove». 

Posso chiederle quanto ha preso?

«Cento e lode». 

Che scuola frequentava?

«Il liceo scientifico Galileo Galilei di Voghera. L’ho scelto perché vado matto per le materie scientifiche, la chimica e la biologia soprattutto. Ma mi piace tanto anche il latino, Cicerone e Sant'Agostino su tutti». 

È sempre stato così bravo a scuola?

«L’inizio è stato un po’ faticoso. Quando sono arrivato qui a nove anni non sapevo una parola di italiano e la preside della mia scuola decise di mettermi in seconda elementare. Ero molto più grande dei miei compagni e un po’ a disagio. Ma nel giro di due anni ero già uno dei più bravi». 

Nono su 65 mila al test di Medicina. I suoi genitori devono essere molto orgogliosi di lei.

«E io lo sono di loro. In Egitto papà insegnava matematica alle superiori e mamma lingue. Qui hanno dovuto cambiare lavoro. Mio padre lavora a Milano in un albergo come operaio, mia madre fa la mediatrice culturale, aiuta i bambini stranieri a inserirsi a scuola». 

Ha dei fratelli?

«Sì, sono il secondo di cinque. Il più grande lavora nella ristorazione. Il più piccolo ha sette anni. Mia sorella fa anche lei lo scientifico, un altro mio fratello il linguistico. Evidentemente abbiamo tutti preso qualcosa da mamma e papà. La nostra è una famiglia molto unita. Anche nella fede».

Quale fede?

«Noi apparteniamo alla minoranza copta ma quando siamo arrivati a Voghera non c’erano altre famiglie come noi e allora abbiamo iniziato a frequentare la parrocchia. Ho fatto tutto qui: catechismo, comunione, cresima. Io mi riconosco sia nell’autorità morale del patriarca di Alessandria che in Papa Francesco. Quando ero ancora a casa ascoltavo sempre l’Angelus in tv».

Ha il passaporto egiziano o italiano?

«Egiziano. Se non sei nato qui, non puoi fare richiesta di cittadinanza prima che siano trascorsi 10 anni. Io l’ho presentata due anni fa ma con la nuova legge (il decreto Salvini, ndr) i tempi d’attesa si sono allungati da due a 4 anni». 

Com’è studiare medicina?

«Per me è un sogno. Fin da bambino andavo in giro dicendo che da grande avrei fatto il medico. Ho appena cominciato anatomia, ma anche chimica, fisica, biologia. I primi esami saranno a gennaio. Intanto, grazie al mio punteggio, ho vinto una borsa di studio di Alpha Test da più di duemila euro, e così mi sono già ripagato i costi del corso e del kit di preparazione all’esame».

Oltre a Medicina, ha altre passioni?

«Mi piace seguire l’attualità, tenermi informato sulle reti all news e sui giornali online. E poi la storia, tantissimo. L’anno scorso ho vinto un concorso indetto dalla Provincia di Pavia. In palio c’era un viaggio a Praga: bellissima. Ma abbiamo fatto tappa anche nei lager di Terezin e Mauthausen e visitato il tribunale di Norimberga. Un’esperienza molto formativa».

Hobby?

«Mi piace fare jogging, la sera dopo cena. Così, senza cuffie né musica: correre».

Film preferiti?

«Mi sono divertito a vedere La mummia, mi è piaciuto Agorà (la storia della filosofa greca Ipazia, ndr), ho un debole per l’Attimo fuggente».

Ha una fidanzata?

«Non ancora».

Amici?

«I miei vecchi compagni di liceo, naturalmente. Quando ero ancora a casa il venerdì andavamo a divertirci a Salice Terme. Roba tranquilla: pizzeria, massimo il pub. La discoteca non fa per me. Ma anche qui sto stringendo nuove amicizie: alcuni compagni di corso li avevo già incontrati nel viaggio a Praga». 

Pensa di restare in Italia a lavorare?

«Non lo so. A me piace viaggiare ma è troppo presto per dirlo».

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