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Test Medicina: i Rettori contro l'abolizione, disponibili ad aumentare i posti

Test Medicina: i Rettori contro l'abolizione, disponibili ad aumentare i posti

Milano, 22 ottobre 2018. La notizia dell'abolizione del test di Medicina divulgata il 16 ottobre è durata poche ore. La mattina stessa, i ministri dell'Università e della Salute hanno provveduto a smentirla con un comunicato congiunto. Dopo di loro, nelle ore e nei giorni successivi non sono mancati gli interventi su questo tema. Fra tutti, quelli della Conferenza dei Rettori Italiani (Crui) e della Conferenza Permanente dei Presidenti di Medicina sono particolarmente interessanti, vista la diretta competenza in materia.

Dopo una riunione della Conferenza dei rettori, alcuni di loro hanno esposto al Sole 24 ore il punto di vista della Crui. Nell'articolo Medicina, i rettori: «Aumentare subito i posti del 50%» pubblicato dal Sole 24 ore il 20 ottobre, Francesca Barbieri e Alberto Magnani lo riassumono così: «No all'eliminazione del numero chiuso a Medicina, sì all'aumento del "plotone" delle matricole da portare nel giro di pochi anni a 15mila rispetto alle 10mila attuali».

Per la verità, la disponibilità dei rettori ad allargare il numero dei posti a concorso era già uscita sui media a inizio settembre, quando il Presidente della Crui Manfredi, rettore alla Federico II di Napoli, ne aveva parlato proprio negli stessi termini. Ma ora, le uscite del Governo devono aver consigliato di tornare sul tema. L'articolo del Sole riporta diverse dichiarazioni che toccano alcuni punti nodali.

La qualità della didattica

Per il rettore di Siena, Frati, «l'eliminazione tout court del numero chiuso non sarebbe assolutamente gestibile». Rosario Rizzuto, rettore a Padova, sottolinea: «è fondamentale garantire la qualità della didattica in termini di aule, laboratori e strumenti, cosa che non riusciremmo a mantenere togliendo il filtro all'ingresso».

Aumentare i posti, ma col contributo dello Stato

Dai rettori arriva in ogni caso la disponibilità a prendere in considerazione l'allargamento del numero di posti a concorso, ipotizzando un ampliamento del 50% nel giro di due o tre anni. A Palermo, per esempio, secondo il rettore Micari, si potrebbe passare da 350 a 500 posti: «Il test di ingresso può sicuramente migliorare, anche se già così funziona bene, visto che i ragazzi che sono selezionati poi si laureano in corso e con voti alti». Su questa ipotesi, il rettore di Padova non manca di sottolineare la questione dolente delle risorse in campo: «Bisogna darsi obiettivi realistici e nel giro di pochi anni il numero di matricole potrebbe essere aumentato del 50%, con l'impegno degli Atenei, ma anche dello Stato».

La strettoia delle specializzazioni

Il Sole 24 ore non manca di citare un altro "collo di bottiglia", per molti il vero punto debole del percorso di formazione dei medici: l'accesso alle scuole di specializzazione. Su questo, il Presidente della scuola di medicina di Verona, Alfredo Guglielmi, sottolinea: «È chiaro che il modello del test di ingresso può essere rivisto, ma già oggi ci sono medici e neolaureati che restano "a spasso" perché non ci sono abbastanza borse a disposizione. Non dovremmo lavorare più su questo fronte, semmai?». La conclusione dell'articolo riporta la chiusura del suo ragionamento: «Ogni medico richiede un "investimento" da circa 150mila euro, per poi far andare migliaia di giovani bravi al'estero. Ne vale la pena?».

La cautela dei Presidenti di Corso di Laurea in Medicina

La prospettiva dell'allargamento dei posti disponibili a Medicina è discussa da un'altra autorevole istituzione: la Conferenza permanente dei Presidenti di Corso di laurea in Medicina ha approvato all'unanimità una mozione rivolta ai Ministri della Salute e dell'Università. Dopo aver caldeggiato il potenziamento delle azioni di orientamento durante le superiori per ridurre la platea dei candidati, la mozione si dichiara disponibile  ad ampliare i posti a bando, ma suggerisce cautela. Infatti, il numero di posti all'ingresso deve tenere conto della necessità di formare professionisti che possano competere anche «a livello sovra-nazionale» e «un aumento indiscriminato dei posti sarebbe di fatto insostenibile per l'evidente incongruità delle risorse umane e strutturali disponibili e renderebbe impossibile il raggiungimento dei requisiti di accreditamento europei». 

Su questi temi, puoi leggere anche: «Il test di Medicina funziona»: lo dice uno studio della Conferenza dei Presidi

Fonte immagine: Pixabay.com/it

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