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I test di valutazione dell'apprendimento: uno strumento molto diffuso in Europa

I test di valutazione dell'apprendimento: uno strumento molto diffuso in Europa

Non solo INVALSI. Cosa valutano i test standardizzati di apprendimento e in quali Paesi sono utilizzati.

MILANO, 6 luglio 2017. In occasione della divulgazione dei risultati delle prove Invalsi del 2017, in cui si fotografano i risultati dell'insegnamento nella scuola italiana, dalla primaria alla secondaria superiore, Scuola24, il quotidiano del Sole24ore dedicato al mondo della scuola e dell'università, pubblica un interessante intervento dello studioso Giorgio Allulli sulla diffusione e l'utilizzo in tutta Europa delle cosiddette "prove standardizzate di apprendimento". L'articolo risulta utile a collocare l'utilizzo di queste prove, ancora piuttosto controverso in Italia, nel panorama europeo e internazionale. Ecco il testo.

Le prove standardizzate di apprendimento rappresentano uno strumento utilizzato da molti Paesi per valutare i risultati dei singoli alunni, delle scuole e dei sistemi scolastici nazionali; esse stanno diventando sempre più importanti in tutta Europa per misurare e verificare la qualità dell’istruzione e impostare le politiche dei sistemi scolastici nazionali.

Le prove standardizzate costituiscono una realtà complessa, che comprende una varietà di strumenti di verifica e di metodologie; in particolare si possono distinguere tre categorie di prove:

  • test che verificano i risultati dei singoli alunni alla fine di un anno di scuola o alla fine di un livello scolastico, e hanno un impatto significativo sulle loro carriere educative;
  • test che hanno lo scopo principale di monitorare e valutare le scuole e/o il sistema educativo nel suo complesso;
  • test che hanno principalmente lo scopo di facilitare il processo di apprendimento dei singoli alunni, identificando i loro specifici bisogni di apprendimento per adattare di conseguenza l’insegnamento.

La somministrazione di prove standardizzate si è gradualmente diffusa in Europa negli ultimi due decenni; solo pochi Paesi avevano introdotto test nazionali prima degli anni ’90, mentre successivamente essi sono stati sempre più diffusamente introdotti come uno strumento importante per migliorare la qualità dell’istruzione e come un naturale complemento alla crescente autonomia degli istituti scolastici, che ha creato l’esigenza di rendere sistematica la valutazione delle singole scuole. Anche la somministrazione e la pubblicazione dei risultati delle rilevazioni internazionali, come Pisa Ocse, hanno stimolato gli sforzi per misurare e migliorare la qualità dell’istruzione a livello nazionale.

Attualmente quasi tutti i Paesi europei fanno uso di prove standardizzate di apprendimento. In particolare prove nazionali sono utilizzate in Inghilterra, sugli alunni di 7 ed 11 anni di età, nonché nell'esame di fine ciclo dell’obbligo (Gcse), in Francia sugli alunni di 7, 11 e 14 anni, in Germania sugli alunni del terzo e dell’ottavo anno dell’istruzione obbligatoria.

Il dibattito sulle caratteristiche e sulle modalità di utilizzazione dei test è sempre molto vivace. Diverse sono le questioni in discussione:

l’ambito da sottoporre a verifica: nell'ultima decade l’enfasi si è gradualmente spostata dalla verifica del possesso di conoscenze disciplinari verso un approccio fondato sulla verifica del possesso di competenze transdisciplinari;

l’uso delle prove al'interno del sistema di valutazione nazionale: in quasi tutti i Paesi i test vengono utilizzati per l’autovalutazione dalle scuole, che possono confrontare i loro risultati con quelli delle medie nazionali e locali, mentre in otto Paesi queste prove vengono utilizzate anche per la valutazione esterna; inoltre i risultati dei test sono uno degli indicatori utilizzati per individuare le scuole “a rischio”;

la pubblicazione dei risultati delle prove a livello di singola scuola: in Inghilterra, Scozia, Svezia, Olanda, Danimarca e alcuni altri Paese il governo pubblica direttamente i risultati o richiede alle scuole di pubblicarli; la maggioranza dei Paesi europei preferisce però pubblicare solo i risultati aggregati, per evitare la formazione di graduatorie che potrebbero non rappresentare correttamente e adeguatamente le singole realtà scolastiche;

la frequenza dei test e il loro peso all'interno del sistema; si avverte il bisogno di trovare un bilanciamento tra la legittima esigenza di possedere un quadro aggiornato dei risultati degli alunni e l’onere e lo stress che la somministrazione dei test produce. Test ripetuti e con un peso eccessivo sulla carriera di studenti e insegnanti determinano il rischio di “teaching to the test”, ovvero focalizzare l’attività di insegnamento sul superamento del test.

Dunque l’utilizzo dei test, pur così diffuso, non è affatto semplice e scontato; tuttavia, tenendo presenti alcune precauzioni, il loro impiego costituisce un potente strumento a disposizione degli insegnanti e degli amministratori scolastici per migliorare la qualità della scuola.

fonte: www.scuola24.ilsole24ore.com

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