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Accesso all’università: la garanzia dei test

La prova di valutazione a test non è il solo strumento disponibile per individuare i candidati più motivati e potenzialmente più portati per l’accesso alla facoltà di Medicina e alle altre facoltà con numero programmato. Spesso vengono proposti altri criteri di valutazione come l’esame dei curricula degli studenti (voti dell’esame di stato e degli ultimi anni delle scuole superiori) oppure l’esito di colloqui che potrebbero essere organizzati appositamente dalle università (il guardarsi in faccia secondo alcuni). Il test a risposta multipla è tuttavia lo strumento di valutazione più utilizzato al mondo non solo in ambito universitario ma anche nei processi di selezione sul lavoro che coinvolgono un elevato numero di concorrenti.

Tale diffusione è dovuta a tre importanti vantaggi che solo le prove a test possono garantire. 1) Oggettività: il punteggio totalizzato dai candidati non è influenzato da valutazioni personali, ma ottenuto attraverso una procedura informatizzata e standardizzata. 2) Efficacia: i test ben progettati e formulati consentono di individuare gli studenti che possiedono le conoscenze, le potenzialità e le attitudini richieste dal corso di studi. 3) Rapidità: automatizzando la scansione degli elaborati è possibile correggere le prove di un elevato numero di candidati e ottenere i relativi punteggi in modo comparativo in poco tempo.

In Italia l’esperienza ha dimostrato (relazione Cnvsu 2011 e altre autorevoli fonti) che esiste una forte correlazione fra il punteggio conseguito nel test e i risultati ottenuti nel corso degli studi universitari. Inoltre, nella facoltà di Medicina e Chirurgia con accesso a test multiplo valgono quattro importanti aspetti: 1) le iscrizioni agli anni successivi avvengono con regolarità a dimostrazione che la selezione funziona al contrario delle facoltà dove l’accesso è effettuato secondo altri parametri; 2) gli studenti che ottengono un punteggio elevato nella prova a test si laureano prima degli altri; 3) gli studenti che ottengono un punteggio elevato nella prova di ammissione superano gli esami con votazioni più alte e si laureano con una votazione mediamente più elevata rispetto ai candidati posizionatisi nelle fasce inferiori della graduatoria; 4) il numero di esami superati in corso è tanto più elevato quanto maggiore è il punteggio conseguito nella prova a test.

Pertanto non c’è da inventarsi niente di nuovo, semmai migliorare la prova a quiz, attraverso un data base di domande a risposta multipla molto esteso, aggiornabile ogni due anni, da cui poi selezionare a sorteggio le domande di concorso che dovranno essere le stesse per tutti gli atenei pubblici e privati, con prova di accesso unica (stesso giorno per atenei statali e privati) e graduatoria unica nazionale. In questo modo gli studenti potranno studiare ed esercitarsi sulla prova. Si potrebbe, infine eventualmente integrare il punteggio della prova a test con una percentuale basata sul curriculum scolastico e non sul voto dell’esame di stato.

Le prove a test non discriminano gli studenti in base a fattori legati al reddito familiare o all’ambiente sociale di provenienza e garantiscono criteri di selezione meritocratici, favorendo il raggiungimento di un sistema competitivo. Il successo delle prove di accesso a test multipli analogamente al modello di Medicina è confermato anche dal fatto che per il prossimo anno accademico, 839 corsi di laurea su 4.389 (il 19%) dei corsi attivi negli atenei italiani, adotteranno una procedura di selezione a test.

Giuseppe Novelli, consiglio direttivo ANVUR

Il Messaggero, 10 agosto 2011

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