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Università, chi passa i test si laurea prima e trova lavoro

«Certo, chiedere "Chi ha vinto miss Italia nel 1992?" in una selezione per accedere alla facoltà di medicina può sembrare una bizzarria e probabilmente lo è anche. Ma i singoli errori nell' uso dello strumento non possono delegittimarne l' uso corretto».
A difendere i test per l'ingresso all'università che in questi giorni sono finiti sotto accusa da parte di studenti, professori e persino del ministero che addirittura annuncia alcuni cambiamenti per l'anno prossimo, è Alberto Sironi, amministratore delegato della Alpha Test, società che da vent'anni si occupa - fra le varie attività - di preparare gli studenti alle prove di accesso alle facoltà a numero chiuso: «È chiaro che essendo un operatore del settore sono anche parte in causa e in qualche maniera interessato, però non espongo convinzioni personali basate sul nulla, ma dati».
E i dati sono stati raccolti in un dossier: nelle facoltà in cui è prevista una prova di selezione per l' accesso ai corsi di laurea non solo il tasso di abbandono (cioè la percentuale che misura chi lascia l' università prima di finire) scende fino al 4 per cento (dai casi limite del 30-40 per cento nel caso di accesso libero). Ma quanto più è alto il punteggio al test di ingresso, tanto più è breve il tempo di conseguimento della laurea; e il tasso di occupazione dopo la tesi è maggiore rispetto alle facoltà senza selezione. Tradotto in cifre: nei corsi dell' area medica, per esempio, gli studenti che si sono laureano nei tempi previsti dal corso di laurea sono l' 81,5 per cento contro un dato medio nazionale pari a circa il 37,2 per cento.
Una situazione che secondo Alpha Test è determinata da vari fattori: prima di tutto si tratta di studenti più motivati, perché per superare il test di ingresso devono comunque studiare; poi il fatto di aver già effettuato una selezione prima dell' inizio del corso di laurea, evita l' imbuto che possono trovare i laureati di facoltà come giurisprudenza o lettere quando vanno a cercare lavoro.
Anche se contestati per i loro contenuti, alcuni vantaggi della selezione attraverso i test, invece che con i più tradizionali metodi del colloquio o del curriculum, sono riconosciuti da tutti: non c'è, ad esempio, quella discrezionalità nella valutazione che invece inficia gli esami classici come quello di maturità. E non solo: il sistema è rapidissimo perché il controllo è automatico e non possono esserci favoritismi. Infine è un sistema economico che permette di valutare in poche ore decine di migliaia di persone.
I test d'ingresso hanno ovviamente anche dei limiti. Il peso delle materie e delle domande va aggiornato in continuazione, sulla base di statistiche serie e rigorose perché è necessario vedere come cambia il rendimento all' università e la capacità di inserimento dopo la laurea sulla base del tipo differente di test di ingresso effettuato. E, secondo il dossier, per migliorare ulteriormente lo strumento si potrebbe pensare a test unificati in tutta Italia, per permettere poi a chi li passa di scegliere sulla base della graduatoria finale a quale università iscriversi.

Paolo Foschi

Corriere della Sera, 4 settembre 2010

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