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Le mele di Chernobyl sono buone

Le mele di Chernobyl sono buone
Novità
  • Pagine: 272
  • Formato: 11,6 x 18,4
  • ISBN: 978-88-518-0059-8
  • Collana: Galapagos
  • 10% di sconto
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«Le mele di Chernobyl sono buone? Certo, basta seppellire il torsolo bene in profondità» recitava una barzelletta russa in circolazione dopo il disastro che ha cambiato per sempre il nostro immaginario sull’energia nucleare.
 Che la società debba proteggersi dai nuovi pericoli di origine antropica – talvolta aggravati da sottovalutazione del rischio, interessi di parte, carenza di informazioni, iniqua distribuzione di rischi e benefici, danni irreversibili che si estendono a luoghi remoti e generazioni future – era chiaro già in quel 1986, ma oggi lo è più che mai: la riflessione sui rischi connessi allo sviluppo di scienza e tecnologia non può essere rimandata oltre.
 Questo libro, a partire dal racconto degli eventi che hanno condizionato il rapporto tra scienza e società e che si stagliano nella memoria collettiva (da Bikini a Seveso, dall’AIDS alla mucca pazza), fa il punto sul presente, mostrando come il governo della scienza nelle democrazie contemporanee necessiti di scelte socialmente condivise. E si conclude con un’affascinante ipotesi: le rappresentazioni sociali delle tecnologie svolgono la funzione di miti moderni, capaci di influenzare il dibattito sugli sviluppi di scienza e tecnologia e determinare la società in cui vogliamo vivere.

Giancarlo Sturloni è responsabile di progetto del Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste, dove è titolare dei corsi “Comunicare il rischio” e, insieme alla giornalista Margherita Fronte, “Comunicare la medicina”.
 Come membro del gruppo di ricerca ICS si occupa dei rapporti fra scienza e società e in particolare delle problematiche associate ai rischi tecnologici per la salute e per l’ambiente.
 Ha collaborato con diverse testate nazionali, tra cui L’Espresso, La Stampa, Le Scienze. Insieme a Paola Coppola ha scritto il saggio Armageddon Supermarket (Sironi, 2003).